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IL CALCIO DEL “CHOLO” SIMEONE

Senza ombra di dubbio il Cholo è un gran conoscitore di calcio. Competitivo, grintoso, elegante e mai domo, le sue caratteristiche da giocatore che riporta anche nel suo essere allenatore. Torna da allenatore in una delle squadre dove ha fatto faville, dove è stato in grado di infiammare i tifosi. Dalla sua carriera di allenatore fin ora ha preso sia successi che momenti di difficoltà, ma si sa lui non si butta mai giù.
Racing de Avellaneda e Catania, la prima sfida come allenatore e la prima esperienza in Europa. Squadre non strutturate, dove l’organizzaione poteva essere l’arma in più. Un cammino con queste squadre fatte di vittorie e sconfitte. Il suo avvento in panchina portò proprio la scossa che tutti si aspettavano da lui: tanto ritmo, cuore e mente che camminano insieme, acquisizione delle idee rapide ed efficaci. Dato il suo magico contributo ha poi deciso di fermare l’avventura e cercarne un’altra.
Dopo le esperienze in corsa e in squadre non strutturate, arriva un panchina con aspettative e titoli da conquistare, il River Plate. Quest’esperienza però è segnata da due momenti separati. Il primo momento contrassegnato da il grande successo. Alexis Sanches, talento sopraffino, estro e fantasia; Ortega esperienza e piede fatato; Diego Buonanotte un piccolo grande genio in esplosione; e non per ultimo Radamel Falcao, forza, corsa, fame di vittorie. Tutti uniti per la vittoria finale. Il secondo momento contraddistinto dalla perdita dei prezzi pregiati, ha portato a risultati altalenanti e non positivi e con questo è errivato l’esonero.
Ora arriva l’Atletico Madrid. Partirà ancora con la consapevolezza di rimettere in sesto qualcosa che non va del tutto bene, e partirà come sa fare meglio: ritmo, corsa, sacrificio, collaborazione e idee chiare. Il suo calcio è fatto di mobilità , senza di questa non si arriva da nessuna parte. Preferisce schierare la squadra secondo il 4-2-3-1 e il 4-4-2 con varianti. A centrocampo predilige il principio della solidità. I suoi giocatori devono essere l’esempio di freschezza e dinamismo, requisiti fondamentali per la sua mobilità. L’estro in fase avanzata , il Cholo, lo lascia libero di inventare. Ora ritorna ad avere il pupillo Falcao, che cercherà di mettere in moto con recuperi di palla veloci e verticalizzazioni veloci, sperando di ritrovare il Falcao migliore di sempre.
ANALISI DIDATTICA: EUROPA LEAGUE 2010-11 PORTO-VILLAREAL
Nella partita di Europa League tra Porto e Villareal valida per la semifinale di andata, abbiamo assistito ad uno spettacolo tecnico tattico , da parte di entrambe le squadre, che raramente si vede su campi da calcio, a prescindere dal risultato.
La gara è terminata 5-1 per il Porto, dopo essere oltretutto passati in svantaggio. L’aspetto che più risalta agli occhi è che ci sono state moltissime azioni sulle fasce , specie da parte del Porto, che hanno messo in evidenza vari aspetti tecnico-tattici : 1c1, sovrapposizioni, tagli, raddoppi, ma quello che più ha delineato l’andamento della partita è stato sicuramente la grande mole di cross effettuati. Basti pensare che tre dei sei gol sono avvenuti su cross laterale su azione dinamica e , considerando anche i cross da fermo sul calcio piazzato sono ben cinque i gol avvenuto da cross ( in figure solo quelli su cross dinamico).
Il porto ha dimostrato di sapere sfruttare questo aspetto in maniera perfetta: cross dal punto di vista tecnico perfetti, dal punto di vista tattico hanno mostrato un’organizzazione intergiocatori difficilmente da collaudare, tempi di inserimento precisi , tempi di esecuzione al millesimo di secondo.
La capacità di sfruttare le situazioni che si presentano sulle fasce laterali è una dote fondamentale per una squadra che si spinge in fase offensiva.
Avere giocatori laterali dotati di buon dribbling, ottima velocità, con particolari doti tecniche di calcio , anche con entrambi i piedi, fa la differenza tra una squadra che attacca sulle fasce ed una crea pericoli partendo dalle fasce.
Il cross oltre ad uno sviluppo di un gesto tecnico, è anche la sinergia di giocatori e reparti. I compagni che attendono il cross devono scegliere il movimento giusto di smarcamento e il momento giusto per effettuarlo, in collaborazione con colui che crossa.
Se chi crossa deve avere delle particolari doti anche chi riceve deve averne qualcuna: scelta di tempo, qualità acrobatiche, colpo di testa , tiro al volo, coraggio.
La sinergia tra chi crossa e chi riceve deve essere data innanzitutto dalla conoscenza tra i due ma anche da una buona comunicazione visiva: chi crossa deve guardare la disposizione dei compagni prima di effettuare il cross e il suo guardare corrisponderà al segnale per i giocatori in area di iniziare i propri movimenti.
Una classificazione didattica dei cross può essere:
- Cross da fondo campo
- Cross da posizione arretrata
- Cross alle spalle della diesa
Sul cross da fondo campo i riceventi si trovano in una situazione di vantaggio rispetto ai difensori. Essi hanno la possibilità di vedere da dove proviene la palla , gli avversari e la porta. I difensori invece sono in difficoltà perché devono avere il controllo simultaneo di tutti i fattori in questione, senza considerare che la porta è posta alle loro spalle.
Il cross da posizione arretrata è sicuramente il cross meno impegnativo per la difesa essendo gli attaccanti distanti dalla porta e avendo maggiori difficoltà di smarcamento.
Questo cross se effettuato sul secondo palo può essere vantaggioso in modo da prendere alle spalle la difesa e di sorpresa.
Il cross alle spalle della difesa può essere molto redditizio contro difese schierate a zona: chi crossa deve essere abile a effettuare un cross teso alle spalle dei difensori che sono costretti a correre verso la propria porta , cosa con molte difficoltà.
Allenare la presa di posizione : concetti ed esercitazioni.
La presa di posizione ,o riposizionamento, è l’azione del singolo o di un collettivo, di riprendere la posizione migliore per proteggere la propria porta in un arco di tempo più veloce possibile.
L’azione del singolo giocatore è quella di interporre più velocemente possibile, in caso di perdita del pallone, il proprio corpo tra la palla e la propria porta, al fine di disturbare o interrompere l’azione dell’avversario.
L’azione collettiva della presa di posizione prevede il riposizionamento di più giocatori , in modo da diminuire gli spazi e creare un’efficiente azione difensiva.
La presa di posizione è un’azione che si svolge sia in transizione da fase offensiva a difensiva, sia in transizione da fase difensiva ad offensiva.
Per attuare al meglio entrambe le transizioni bisognerebbe:
- Coprire razionalmente tutti gli spazi;
- Ridurre al minimo lo sforzo fisico, con un’appropriata tattica di gioco;
- Riuscire ad eseguire al meglio la circolazione di palla;
- Occupare gli spazi tra i reparti avversari.
Un’azione singola di presa di posizione prevede una distanza di marcatura non troppo vicina in modo da rallentare l’azione dell’avversario, permettere ad un compagno di venire in aiuto ed evitare di farsi dribblare troppo facilmente, mantenendo sempre la copertura per la parte centrale del campo e indirizzare l’avversario verso l’esterno.
Un’azione collettiva di riposizionamento prevede tre step di azione in un movimento coordinato e rapido di presa di posizione da parte di ogni singolo giocatore.
Il primo step è cercare di ritardare l’attacco dell’avversario in modo di permettere a tutta la squadra di riprendere le proprie posizioni. Il secondo step prevede l’intercettamento della palla o il disturdo nella manovra avversaria. Il terzo step prevede la vera e propria azione di riconquista della palla.
Per una buona presa di posizione è importante che il giocatore riesca ad adattarsi velocemente ad ogni singola azione e cambio di posizione della palla.
Come leggere le situazioni che si creano in campo : la lettura delle palle coperte e scoperte
INTRODUZIONE
In una partita di calcio si presentano innumerevoli situazioni a cui ogni giocatore deve far fronte nel minor tempo possibile.
L’organizzazione di gioco di una squadra aiuta nella lettura di diverse situazioni che possono essere ovviamente a nostro favore o a nostro sfavore.
Riuscire a leggere i diversi momenti di gioco e rapportarsi ad essi più velocemente possibile, ci pone in una situazione più vantaggiosa rispetto ai nostri avversari.
Tra le tante situazioni che si possono presentare, è bene chiarire due situazioni di gioco tipiche della fase difensiva: le situazioni di palla coperta e palla scoperta.
PRINCIPI E DEFINIZIONI
Innanzitutto è bene chiarire i due concetti di palla scoperta e palla coperta.
Palla coperta si intende che il giocatore avversario non ha libertà di movimento in avanti e quindi libertà di passaggio in avanzamento. Molto spesso questo è pressato da un avversario con l’obbiettivo di togliergli tempo e spazio di giocata.
Con palla scoperta si intende che il giocatore avversario ha libertà di movimento e passaggio in avanti, esente da pressione avversaria.
Ognuna delle due situazioni deve essere letta e interpretata tenendo sempre dei punti di riferimento, che sono:
- Palla
- Avversario
- Compagno
- Posizione in campo
Se ci troviamo in una situazione di palla coperta, ossia quando il giocatore avversario ha libertà di visione, è opportuno che ci sia una nostra pressione sul portatore di palla, con una contemporanea risalita della linea difensiva.
Il giocatore che andrà in pressione deve stare attento a non farsi dribblare facilmente ma apportare pressione per ritardare l’azione o recuperare palla.
Inoltre deve cercare di far giocare l’avversario o all’indietro o in una zona oppure in modo a noi di facile lettura:
ESERCITAZIONE – TIRO DI PRECISIONE IN TRE PORTE

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ESERCITAZIONE – Tiro a tempo dettato dal gruppo

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Doppio tiro in porta in area di rigore dopo scambio.

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TECNICA APPLICATA: PILLOLE.
Alcuni concetti di tecnica applicata vengono analizzati in questa file visibile e scaricabile cliccando qui ———> clicca qui per continuare a leggere e scaricare l’articolo.
PROGRAMMAZIONE EFFICACE :ASPETTI E ARGOMENTI DA VALUTARE
PROGRAMMAZIONE EFFICACE :ASPETTI E ARGOMENTI DA VALUTARE
Premessa
Come in tutte le discipline, anche nel calcio la programmazione di ogni singolo aspetto è fondamentale.
Programmare nel minimo dettaglio ogni piccolo aspetto, può rendere il nostro lavoro più redditizio e ricco di soddisfazioni. Andare al campo senza una minima idea di come gestire la seduta d’allenamento , o improntare una preparazione precampionato senza aver ben pianificato come lavorare, a mio parere può essere solo un punto a nostro sfavore.
Concetti generali
Innanzitutto nella programmazione del lavoro bisogna prefissarsi un obbiettivo, una volta fatto questo si andranno a scegliere i metodi e mezzi di lavoro con i quali cercheremo di raggiungere tale obbiettivo. I mezzi di lavoro per il nostro obbiettivo non sono altro che le esercitazioni, i test, che andremo a svolgere durante gli allenamenti per meglio arrivare allo scopo prefissato, i metodi invece sono le metodologie con le quali utilizziamo i mezzi per arrivare al nostro obbiettivo.
La programmazione degli allenamenti può essere strutturata in :
- seduta d’allenamento
- microciclo
- mesociclo
- macrociclo
- organizzazione annuale
Seduta d’allenamento e microciclo fanno parte di una programmazione a breve termine, mesociclo, macrociclo e organizzazione annuale compongono una programmazione a medio termine.
I passi principali della programmazione di un buon piano d’allenamento sono:
- Formulazione del programma d’allenamento
- Messa in pratica del programma
- Studio e correzione di eventuali errori notati durante la messa in pratica
La seduta d’allenamento è il momento singolo all’interno della settimana d’allenamento ,che allena una o più aspetti d’allenamento (tecnico-tattici-fisici).
Il microciclo è il termine con cui si indica l’intera settimana di allenamenti . All’interno dei microcicli le sedute di allenamento devono essere organizzate in modo tale da avere una programmazione logica.
Il mesociclo genericamente è organizzato in quattro microcicli ossia le quattro settimane del mese d’allenamento. Ogni settimana all’interno del mesociclo prevede l’allenamento di specifici aspetti , concatenando le diverse settimane tra loro.
Il macrociclo comprende solitamente dai 3 ai 5 mesocicli.
L’organizzazione annuale è ovviamente la concatenazione di tutti i macrocicli che quindi organizza tutta la stagione.
“Un insieme di tappe che portano al raggiungimento di di una meta prefissata”
Una programmazione efficace è un insieme di tappe che portano al raggiungimento di di una meta prefissata. Per raggiungere l’obbiettivo prefissato bisogna articolare il proprio cammino in base alle esigenze e agli obbiettivi prefissati.
Dicendo queste semplici parole sembra che programmare la propria strada in funzione della meta sia una cosa semplice da realizzare, forse a parole ma non certo in campo pratico: possono accadere situazioni impreviste che possono portare alla modifica degli obbiettivi prefissati o almeno al cambiamento della strategia pianificata.
Sicuramente le cause di una mancata realizzazione del progetto prefissato possono essere molteplici:
- Analisi non completa della situazione
- Accelerare i tempi di raggiungimento
- Poca chiarezza e precisione sulla meta
- Valutazione superficiale delle strutture e materiali a disposizione
Quali aspetti dobbiamo considerare per primi nella programmazione?
Focalizzato l’obbiettivo, la prima cosa da fare è quantificare il tempo di raggiungimento e analizzare il materiale a disposizione. Analizzando con precisione tali aspetti potremo riuscire a capire se l’obbiettivo prefissato è raggiungibile e se la strada scelta può essere quella giusta.
L’allenatore, capiti anche gli obbiettivi chiesti dalla società,valutato la rosa a disposizione,il tempo e i materiali, non deve dimenticarsi di analizzare anche se stesso, in termini prettamente calcistici. Attraverso la messa in chiaro anche dei propri obbiettivi, i proprio credi calcistici, i propri modi di rapportarsi (tutto questo sempre in funzione degli obbiettivi chiesti dalla società, la rosa a disposizione,il tempo e i materiali), potrà fissare e consolidare la propria consapevolezza nelle proprie capacità.
Per fare questo l’allenatore deve porsi delle domande che siano in relazione alle analisi e obbiettivi chiariti in precedenza:
- Credo in questo obbiettivo?
- Ha un senso inseguire quell’obbiettivo?
- Come posso fare a tenere alte le motivazioni per il suo raggiungimento?
- Quanto impegno sono capace di dedicare a tale obbiettivo?
Come in tutti i campi lavorativi anche nel calcio bisogna avere prima di tutto ben chiare le proprie aspettative e le proprie aspirazioni in modo da accrescere sempre più la propria determinazione, aspetto fondamentale per aumentare le probabilità di riuscita di quanto ci aspettiamo.
“Il tempo è ristretto, cerchiamo di ottimizzare le nostre azioni” .
La prima cosa da fare, come già abbiamo detto , è analizzare e capire i propri obbiettivi e le proprie aspirazioni. Analizzare prima se stessi e capire dove si vuol arrivare e se stiamo scegliendo la via giusta. Mettere in conto che potrebbero esserci dei fattori esterni contrari alla nostra strada e quindi essere consapevoli delle difficoltà, qualunque essa sia. Uno dei metodi per ovviare a questo è la costanza, la voglia di riuscire , la determinazione.
Fatto questo possiamo arrivare a programmare e analizzare quello che è il cammino richiesto dalla società:
- Essere chiari e precisi sull’obbiettivo
- Cercare la strada più idonea verso la meta
- Valutato nei minimi dettegli il materiale a disposizione
- Dare delle vie alternative in caso di ostacoli sul cammino
“Agire in modo pratico, spedito, efficace e ottimizzato”
Cercare di essere produttiva prima su se stessi e poi sulla squadra è uno dei fattori principali per raggiungere la meta. Per fare questo è essenziale ottimizzare le proprie azioni, i propri pensieri e il proprio tempo a disposizione.
Ad esempio: molte volte organizziamo la seduta di allenamento in modo meticoloso, ma comunque spesso ci capita di non riuscire ad effettuare tutto quello che ci eravamo prefissati, dando così incompletezza alla seduta. Per ovviare a questo poniamoci 2-3 obbiettivi dai quali non possiamo prescindere nella seduta (quindi dare delle priorità ad alcuni aspetti rispetto ad altri): prima questi 2-3 e poi tutto il resto, così la seduta sarà stata efficace e allenante per tutto quello che ritenevamo più importante.
Tutto questo ovviamente è rapportabile anche nella vita quotidiana,cercando di ottimizzare il tempo e riuscire a fare le 2-3 cose più importanti che abbiamo prefissato.
Molte volte si perde tempo prima dell’allenamento. Cerchiamo di organizzare il campo prima dell’arrivo dei ragazzi in modo da avere tutto pronto. Se non è possibile nella fase i riscaldamento , dove già poniamo un obbiettivo prioritario, organizziamo il campo.
Anche pianificare da casa, nei tempi liberi (mezz’ora la mattina prima del lavoro o prima di andare a dormire la sera), è importante. Cercare i 2-3 obbiettivi principali e pianificarli , richiede attenzione , non possiamo inventare come allenarli.
Fatto questo la nostra seduta sarà sicuramente efficace in termini di obbiettivi da perseguire. Purtroppo sappiamo che le componenti da allenare sono molteplici e dare più importanza ad una rispetto ad un’altra non è semplice, ma tramite un’attenta analisi della squadra e del singolo possiamo cercare di essere il più efficaci possibili.
“Dare forma e funzione ai nostri obiettivi”
La definizione degli obiettivi è il primo passo da compiere e la prima azione ricca di difficoltà. Per definire un obiettivo dobbiamo avvalerci di molti fattori di analisi, in primis capire la nostra meta e valutarla. Sapere che sia:
- Condivisa
- Quantificabile
- Chiara
- Raggiungibile
Sono i principali fattori da tenere presente.
Delineata la meta da inseguire è necessario stabilire il percorso da seguire per raggiungerla, e per far ciò non bisogna prescindere da una pianificazione mirata e oculata.
Il metodo migliore è sicuramente quello di dividere il nostro cammino verso la meta in tappe più piccole che pian piano portino alla meta posta alla lunga distanza.
Pur essendo dei bravissimi allenatori , bravi nell’analisi minuziosa del nostro cammino e della meta, a volte questo può non bastare. Dividere il cammino in tappe può richiedere l’aiuto di collaboratori che ci aiutino nella strada.
Questi saranno sicuramente persone di nostra fiducia , o di fiducia della società. Loro avranno dei compiti ben precisi, senza che intacchino il nostro lavoro. Ai collaboratori possono essere assegnati dei lavori o esserne delegati altri, in entrambi c’è una differenza. Se assegniamo dei compiti, il nostro collaboratore eseguirà dei lavori sotto la nostra supervisione, se invece viene delegato questo lavorerà in completa autonomia, avendo piena responsabilità e autorità. Quindi attenzione ad assegnare o delegare.
“ Riuscire a modificare la strada durante il cammino”
Modificare la strada intrapresa perché ci accorgiamo che quella precedente non sta dando i frutti sperati può capitare molto spesso.
Cambiare strada a volte è considerata da molti sintomo di incapacità. A mio avviso invece è tutto il contrario. Certo cambiare strada ci porta al riconoscimento di errori fatti in precedenza, ma se riusciamo a sterzare in tempo e porre tutto in carreggiata e inseguire i nostri obiettivi , è sintomo di grande intelligenza, flessibilità, adattabilità e di grandi doti di analisi, oltre ad essere sinonimo di umiltà.













